L’America in vinile

2,99 (ultima verifica 23 aprile 2017, 4:30)

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Descrizione

Aprile 1964, in America i primi cinque singoli in classifica sono tutti dei Beatles. È la fondazione della nuova musica che in una manciata di anni nasce, esplode e muore. Ma è anche una cultura giovanile che passa dai principali luoghi e movimenti della nazione. Ci sono il folk elettrico e la psichedelia di San Francisco, il garage e la surf music, le occupazioni delle università, le censure e i revival neri, i grandi raduni del ’69. In mezzo, i dischi che si fanno arte e una generazione che li sceglie come proprio manifesto. È il decennio breve della musica rock, che coincide con quello meno breve dei democratici, dei Kennedy e del Vietnam. Perché le due questioni sono intrecciate. Non è infatti possibile comprendere l’invasione britannica e il folk di Bob Dylan senza avere presente l’America del 1963. O gli MC5 senza intuire la deriva del 1968.
E alle classifiche di vendita, alla stampa tradizionale e a quella alternativa è opportuno aggiungere due tipologie di fonti: quelle storiche tradizionali (per capire il Vietnam) e quelle dirette (per capire perché le rockstar in Vietnam non ci vollero mai andare).
La forma del libro è la forma propria del saggio storico, che ambisce ad aggiornare quei punti fermi già fissati con i primi lavori del genere. Sono nel frattempo emersi internet e la globalizzazione e il respiro di una nuova storia del rock, l’ennesima, si fa inevitabilmente più ampio. Quasi necessario. Almeno per chi continua a credere che la musica rock sia stata realmente una controcultura.