Storia del vinile

Fonautografo

Nel 1857 Léon Scott brevettò il Fonoautografo che utilizzava un diaframma vibrante ed una puntina lo stilo per registrare graficamente le onde sonore come tracciati su fogli di carta.

Esclusivamente per l’analisi visiva e senza alcun intento di riprodurle.

Anche se dopo più di 100 anni, nei primi anni 2000, questi tracciati sono stati esaminati da tecnici audio e convertiti in digitale in suono udibile.

Fonografo

Nel 1877, Thomas Edison inventò il Fonografo che, a differenza del Fonautografo, era capace sia di effettuare la registrazione che la riproduzione sonora.

Nonostante la somiglianza del nome, non vi è alcuna prova documentale che il fonografo di Edison si è basata su fonautografo di Scott.

Edison tentò prima di registrare il suono su un nastro di carta impregnato di cera, con l’idea di creare un “telefono ripetitore” analogo al ripetitore del telegrafo sul quale aveva lavorato.

Anche se i risultati visibili lo convinsero che il suono potesse essere fisicamente registrato e riprodotto, le sue note non indicano che riuscì effettivamente a riprodurre il suono prima del suo primo esperimento in cui ha usato carta stagnola come supporto di registrazione, alcuni mesi dopo.

Infatti, alcuni mese dopo, Edison realizzò un oggetto costituito da un rullo di ottone di circa 10 centimetri di diametro e di lunghezza, sostenuto da un asse filettato.

Su questo cilindro era tracciato un solco a spirale di 2,5 millimetri di larghezza e la superficie del cilindro era ricoperta da un foglio di stagnola.

Durante la registrazione, il cilindro ruotava e la stagnola veniva sfiorata dalla puntina collegata alla membrana vibrante.

La puntina, seguendo le oscillazioni della membrana, incideva una traccia profonda nella stagnola che, tesa sopra al solco, poteva cedere sotto la pressione.

Per la riproduzione il processo sarebbe stato inverso, con l’unica differenza che in questo caso veniva utilizzata una seconda membrana, molto più elastica, posta all’altra estremità dell’apparecchio.

Il solco nella stagnola con le sue variazioni di profondità, faceva vibrare la membrana restituendo il suono registrato.

Grammofono

Nel 1880 ai laboratori Bell, Chichester Bell e Summer Tainter fu presentato un prototipo di fonografo in cui al posto del foglio di stagnola c’era uno strato di cera.

Grazie all’utilizzo di un braccio snodabile che riduceva la pressione della puntina sulla cera il solco aveva una larghezza di 0,7 millesimi di millimetro.

Quindi il passo dell’incisione si riduceva a 0,16 millimetri, aumentando la durata della registrazione fino ad oltre i 2 minuti.

Successivamente Emile Berliner, un ingegnere tedesco che aveva lavorato ai laboratori Bell come collaboratore dei due inventori Bell e Tainter, pensò di utilizzare un disco al posto del cilindro in cui la puntina invece di oscillare verso l’alto e il basso, oscilla a destra e a sinistra.

Tale invenzione venne chiamata Grammofono ed il brevetto venne ottenuto da Berliner nel novembre 1887.

Con l’incisione laterale si evitava che la forza di gravità smorzasse le oscillazioni della puntina e ciò garantiva una migliore qualità di riproduzione.

Però, il disco aveva il difetto della velocità angolare costante e la conseguente variabilità della velocità lineare.

Questo impediva la corretta riproduzione delle frequenze alte, che necessitavano di un’elevata velocità di oscillazione della puntina, impossibile al centro data la ridotta velocità lineare.

Tuttavia i vantaggi dell’utilizzo del disco, tra cui il fatto che il disco fonografico poteva essere riprodotto in più copie molto più semplicemente che i cilindri di Edison, compensavano lo svantaggio.

Primi dischi in vinile

Era il lontano 1948 quando furono introdotti sul mercato i primi dischi in vinile.

Questi dischi, rispetto ai precedenti dischi in commercio a 78 giri in gommalacca, presentano un solco di spessore e profondità minori (infatti sono chiamati anche microsolchi).

E ruotano a velocità più bassa, consentendo una maggiore durata di registrazione e riuscendo a raggiungere nei 33 giri i 30 minuti a facciata.

Il primo disco in vinile della storia

Il primo disco in vinile della storia venne introdotto sul mercato negli Stati Uniti il 21 giugno 1948.

Questo disco rappresentava l’evoluzione del precedente disco a 78 giri, lanciato sul mercato alla fine del 1800.

Il 78 giri inizialmente veniva realizzato con diversi materiali, come il vetro o la lamina in metallo rivestita di cera e successivamente in gommalacca.

Ma dopo il secondo conflitto mondiale, con la drammatica riduzione delle forniture di gommalacca, i dischi a 78 giri iniziarono ad essere stampati in vinile.

L’annuncio della nascita del nuovo formato di disco fu fatto dalla Columbia Records al Waldorf Astoria Hotel di New York, che presentava al pubblico un disco in vinile da 12 pollici (circa 30 cm di diametro): si trattava di una delle più grandi innovazioni dai tempi del disco di Emile Berliner.

Rispetto al vecchio disco a 78 giri, il nuovo formato in vinile presentava un solco di spessore e profondità minori e ruotava a velocità più bassa, consentendo una maggiore durata di registrazione e riuscendo a raggiungere nei 33 giri i 30 minuti a facciata.

Il 78 giri venne rimpiazzato in un sol colpo da un supporto più durevole, leggero, capace, maneggevole, collezionabile e di qualità nettamente superiore.

L’LP, nuovo supporto di 30,5 centimetri di diametro e circa 100 grammi di peso, venne accettato come standard in pochissimi mesi.

Soltanto una settimana dopo questo annuncio, la Columbia Records rilasciò nei negozi il primo vero LP: il primo long playing fu il “Concerto per Violino in mi minore” di Mendelssohn.

Tutti gli artisti si indirizzarono immediatamente verso il nuovo formato: si potevano produrre dischi capaci di contenere non più due ma sino a dieci brani, con un risparmio economico sia per chi comprava che per chi produceva.

Poco meno di un anno dopo, il 31 marzo 1949, la RCA Records presentò il suo 45 giri da 7 pollici di diametro.

Il primo disco stampato in questo formato era un promo: un vinile di dimostrazione inviato a tutti i rivenditori degli Stati Uniti d’America col fine di farlo ascoltare ai propri clienti.

Vinili particolari

Ogni appassionato di vinile che si rispetti è a conoscenza dell’esistenza di diversi tipi di dischi in vinile.

Tanti vinili particolari e tutti da collezionare:

  • Il picture disc, vinile trasparente nel cui interno viene sigillata un’immagine (foto o illustrazione).
  • Il vinile colorato, fatto di pasta vinilica colorata.
  • Il vinile sagomato, in versione solo 45 giri a cui viene conferita una forma specifica. Esistono sagomati quadrati, triangolari, a forma di stella, di cuore, di farfalla, di sega circolare di nota musicale, e molte altre. Possono essere fatti in vinile colorato o in versione picture disc.